venerdì, febbraio 27, 2009

GUERRILLA MARKETING? A che serve il Guerrilla Marketing???

GUERRILLA MARKETING?

 

Ducati

 

Ho capito che noi non abbiamo clienti.

Tutto ciò che abbiamo sono fan appassionati, i ducatisti!

Se penso ai nostri fan, non riesco a individuare dei segmenti.

Probabilmente l’unica cosa che hanno in comune è Ducati.

Federico Minoli

Presidente e AD di Ducati

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Guerrilla Marketing

A che serve il Guerrilla Marketing???

Considerazioni sul Marketing nell’era del Web 2.0.

Il consumatore è cambiato!!! È autonomo, informato e competente, ha maturato una accurata conoscenza dei prodotti e sa implementare metodi e prassi per una scelta più consapevole, ha innalzato in maniera sostanziale il suo livello di esigenza in relazione alla qualità ed al servizio.

Nella scelta coinvolge tutte le dimensioni tangibili, intangibili ed emozionali.
Il consumatore post-moderno si stupisce sempre più difficilmente, appare piuttosto disilluso, meno ingenuo. È sempre più selettivo e sempre meno subordinato alla marca.

Grazie alla rivoluzione e moltiplicazione dei mezzi e dei canali di comunicazione ha letteralmente capovolto il suo rapporto con il mondo della produzione, e della distribuzione, fino a poter affermare che è nella posizione di guidare la relazione, anche producendo contenuti (blog, forum, community), inizialmente vissuti con fastidio malcelato dagli operatori di business.

Come si evince chiaramente dall’affermazione di Federico Minoli di Ducati (vedi l’iniziale citazione) sfugge ai classici metodi di “classificazione” e “catalogazione” della canonica sequenza di segmentazionetargeting - posizionamento.

Per l’uomo di marketing allora è sempre più difficile interpretare al meglio il suo ruolo professionale nell’era post-moderna, che poggia le sue basi sulla discontinuità e l’effimero.

Si sono affermate in questo panorama quelle che molti studiosi classificano come panacee di marketing. Strategie spesso dettate dalla moda e dall’impulso, il cui risultato è, nel migliore dei casi, quello di risolvere una situazione, un problema immanente ma non di innestare un circolo virtuoso nella pianificazione e gestione del processo di marketing.

Ma non disperiamo!!!

Non tutto è completamente perduto. Nonostante questa situazione di “sabbie mobili”, alcuni spunti di riflessione che derivano dall’osservazione del consumo contemporaneo credo ci siano.

In particolar modo mi riferisco a:

  • Prevalenza degli aspetti “caldi” rispetto a quelli “freddi”
  • Prevalenza dell’”esperienza” del consumo rispetto al processo di acquisto
  • Importanza della dimensione sociale del comportamento del consumatore

Mettendo queste considerazioni al centro dell’elaborato strategico del moderno processo di marketing ne consegue l’esigenza delle aziende di investire sulla creatività, sul pensiero laterale.

Sarà fondamentale orientarsi al problem solving, al ricercare di volta in volta le soluzioni che più si rivelano ad hoc per quel momento, per quella situazione, sapendo che sarà così per un tempo sempre più “istantaneo”.

Tutto questo permetterà l’innestarsi nella cultura aziendale una nuova forma mentis, un nuovo modo di essere e di agire proattivamente sul mercato.

Parliamo di un marketing per tutte le taglie dimensionali che un’azienda può rappresentare, non solo Davide contro Golia quindi, ma anche Golia contro Golia, ecc.

Jay Conrad Levinson ormai più di vent’anni fa affermava:

Tendete un’imboscata, create una trappola, un’azione, una notizia per cui la stampa non si potrà esimere dal trattare per il suo carattere di curiosità, novità. E che si voglia o no, saranno costretti a parlare di voi.

La frase terminava con le seguenti parole:

Benvenuti nella rivoluzione del Guerrilla Marketing“.

Trovo che sia a tutto oggi una prospettiva affascinante, concreta e “possibile”, che si rifà un pò all’”arte di arrangiarsi” tipica della cultura del nostro paese.

Voglio però sottolineare che il rischio di farlo per essere à la page in linea con un fenomeno modaiolo, non legandola ad un impianto coerente e strutturato del piano di marketing, è forte.

A questo punto credo ci sia un aspetto di particolare rilievo su cui centrare l’attenzione. L’importanza dell’etica.

Ma di questo parleremo la prossima volta!!!

 

Antonio Monizzi

lunedì, febbraio 09, 2009

Cellulare, webcam e proiettore e col web i sensi diventano sei

Creato al Mit il prototipo di un dispositivo, costato 300 euro, capace di farci interagire con gli oggetti in modo "totale". Come in "Matrix" la realtà virtuale su superfici reali di VITO D'ERI


Cellulare, webcam e proiettore e col web i sensi diventano sei
Un TELEFONINO, una webcam, un mini proiettore e, soprattutto, una connessione web. In tutto 300 euro di spesa, ovvero quanto hanno speso gli studenti e iricercatori del gruppo "Fluid Interfaces" del MIT Media Lab nel Massachusetts per mettere a punto un dispositivo indossabile in grado di trasformare qualsiasi superficie in uno schermo interattivo. Una sorta di senso per l'uomo. Sì, perché lo scopo di questa combinazione hi-tech è quella di fornire un supporto informativo accessorio a quello sviluppato dai cinque sensi, sfruttando l'immenso bacino di informazioni e conoscenze offerto dal web. 

Ecco come funziona. La fotocamera legge le informazioni di partenza dalla superficie inquadrata; il telefonino, tramite uno speciale software, le elabora con l'ausilio del web, e proietta sempre sulla stessa superficie il risultato delle proprie ricerche. Questo prototipo, frutto di quattro mesi di lavoro, è la versione finale di una soluzione inizialmente basata su un braccialetto in grado di leggere i codici a barre dei prodotti, evolutosi poi in un dispositivo più sofisticato, da indossare a tracolla sopra il petto. 

Grazie a quattro tappi colorati sulle dita di una mano, i gesti effettuati dall'utente vengono riconosciuti dal dispsitivo che li "vede" tramite la webcam e li interpreta come comandi. Ad ogni movimento delle dita, è possibile far corrispondere un diverso comando, e l'effetto finale ricorda molto da vicino quello che, solo in fantascienza, i fratelli Wachowsky avevano immaginato nel loro film culto "Matrix", con la realtà virtuale proiettata su superfici reali. 

In questo video, realizzato dal MIT Media Lab, vengono mostrati una serie di funzioni di questo prototipo. 

Tra tanti c'è, per esempio, la possibilità di "chiedere al telefonino" di scattare una fotografia, semplicemente disegnando un quadrato con le proprie dita intorno all'area interessata; in seguito, utilizzando il proiettore del prototipo sarà possibile riguardare a casa, su un muro o su un foglio bianco, tutte le immagini catturate. 

Ancora. Per conoscere lo stato del proprio volo o avere maggiori informazioni su un prodotto in vendita in un supermercato, basta semplicemente mostrare al dispositivo la carta di imbarco o l'etichetta del oggetto in acquisto, e questi è in grado di ritrovare tramite web, informazioni utili come eventuali ritardi in partenza o l'ecocompatibilità del prodotto esposto. 

Naturalmente sono possibili anche operazioni più semplici come controllare l'ora, leggere le email o digitare un numero di telefono per una chiamata vocale. Ma con il prototipo MIT, va detto, assumono un fascino tutto nuovo, visto che l'orologio o la tastiera, entrambi virtuali, vengono proiettati sul nostro polso o sul palmo della mano, e sempre tramite gesti è possibile scegliere di volta in volta l'applicazione da utilizzare. 

Insomma, massima informazione ed utilità con il minimo sforzo. Sono queste le parole chiave con cui studenti e professori del laboratorio Fluid Interfaces, hanno presentato orgogliosamente il loro prototipo al pubblico, durante il TED (Technology, Entertainment, Design) 2009. 

L'idea di base è quella di voler fornire agli utenti, nuove interfacce che superino le ristrettezze imposte, in termini di superficie, dagli attuali display, muovendosi sempre più verso un maggior sfruttamento degli spazi su "tre dimensioni". Se infatti questo è il momento dei display touchscreen, soprattutto per quel che riguarda i cellulari, il futuro vede nel "riconoscimento gestuale" uno dei più accreditati spazi di sviluppo per prodotti commerciali innovativi. Negli ultimi tre anni grandi aziende come Nokia, Sony Ericsson e Samsung, hanno depositato numerosi brevetti di soluzioni che riconoscono il movimento manuale, e lo tramutano in comandi per il cellulare. 

Al momento la soluzione del MIT risulta molto immatura per diventare un prodotto commerciale ma stupisce per la sua semplicità (specie nei componenti utilizzati). Traccia però una via da seguire. Pur nel suo essere molto artigianale, presenta degli interessanti spunti sotto l'aspetto delle possibili nuove forme di interazione uomo-macchina ed è un chiaro simbolo dell'attuale trend tecnologico. L'unione tra riconoscimento gestuale e connettività web ci dà un anticipo di futuro. Un futuro nel quale il nostro accesso alle informazioni diventerà sempre più "fisico" e per questo anche più coinvolgente ed efficace. 

giovedì, febbraio 05, 2009

Facebook: un mondo senza suicidi!

In gergo la cancellazione di un account Facebook viene chiamata “suicidio”, ed è sempre virtualmente possibile, dico virtualmente perché nella realtà non è proprio così.

Qualche settimana fa, dopo una breve esperienza in Facebook, ho deciso di cancellare il mio account, devo dire che mi sono fatto condizionare abbastanza da un articolo apparso su The Guardian, che potete trovare in italiano QUI.

Pochi minuti dopo la cancellazione mi arriva una email di Facebook con la quale mi confermano il completamento dell’operazione e mi avvertono gentilmente, che in qualsiasi momento posso “resuscitare” inserendo la mia login e password…

Beh la verità è che i miei dati non sono mai stati veramente cancellati, e ciò avviene proprio perché sono quelli che interessano a Facebook e non sono così stupidi da farli sparire in un secondo. E leggendo la loro politica privacy (piuttosto contorta e poco chiara) ti avvertono che: “Anche dopo la rimozione dei contenuti dal sito, questi potrebbero rimanere visibili nella cache o nelle pagine archiviate o se altri utenti hanno salvato o copiato tali contenuti“.

Tradotto significa: puoi suicidarti a ripetizione, ma la tua lista di amici, i tuoi gusti le tue foto, ecc… non spariranno mai!

Ovviamente chi ha qualche nozione in più riguardo la normativa in materia di tutela dei dati personali, storcerà il naso, ma signori miei questo è lo scenario attuale. I dati personali sono moneta liquida per queste aziende e noi inconsapevolmente li regaliamo ogni istante, storditi dalle cazzate che ci propinano.

Io per primo ne ho pagato le conseguenze, anche se avendo letto bene le i termini di utilizzo, mi sono visto bene da inserire alcunché, mi sono limitato esclusivamente ai campi obbligatori…almeno ho contenuto i danni.

da: http://www.leggeramente.it/2009/01/08/facebook-un-mondo-sensa-suicidi/